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SPILLO | La “serva Italia” di Ranucci & consulenti, doppio standard e vongole stracotte

Il caso Ranucci divide la Rai. Lo ha detto Aldo Grasso: la credibilità del conduttore non c’è più. Può ricominciare “Report” come se nulla fosse?

“Ahi serva Italia, di dolore ostello (…) non donna di provincie, ma bordello!”. Osservando quello che riportano i media della vicenda Lavitola-Ranucci, non possono non tornare alla mente i versi del Canto VI del Purgatorio di Dante. Perché si scopre che l’Italia che-piace-alla gente-che-piace è popolata da persone che vanno per la maggiore facendoci lezioni di storia, dirigendo giornali, conducendo programmi televisivi, persino amministrando la giustizia, che sono disponibili a giocare la propria credibilità in nome di un’appartenenza politica e, ancora di più, a quel “giro del fumo” che si celebra sulle terrazze romane, in ristoranti frequentati dal generone romano e siti scollacciati di fake news, dove “fake” va inteso nella sua vera accezione: informazione falsamente costruita.

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